In Afghanistan le Donne adultere verranno lapidate (di nuovo)

L'Afghanistan non è un Paese per Donne

di Dudnic Radu
5 Min.

Afghanistan: Il ritorno dei talebani al potere governativo afghano ha innescato una serie di restrizioni intransigenti e repressive. Ad essere le più colpite sono le oltre 14 milioni di donne in Afghanistan.

«Potete definirla una violazione dei diritti delle donne, quando le lapidiamo o le frustiamo pubblicamente per aver commesso adulterio, perché sono in conflitto con i vostri principi democratici». – ha affermato Akhundzada, leader talebano, rivolgendosi all’Occidente nell’emittente Radio Television Afghanistan.

 

«Ma io rappresento Allah, e voi rappresentate Satana». – ha successivamente concluso il leader supremo.

Il rifiuto del regime talebano attuale di accettare qualsiasi forma di moderazione o dialogo internazionale è evidente. Dal ritiro delle truppe statunitensi, nel agosto 2021, i diritti e le libertà fondamentali di ogni individuo, soprattutto delle donne, sono sotto costante minaccia. L’Afghanistan si trova in un limbo umanitario.

La minaccia di lapidazione delle donne in Afghanistan

La minaccia di lapidazione pubblica è solo l’ultimo di una serie di misure severe che sottolineano lo stato disastroso dei diritti umani in Afghanistan sotto il regime talebano. La notizia è stata accolta con orrore, ma non con sorpresa, dai gruppi per i diritti civili delle donne afghane.

Questo annuncio ridesta l’impegno per un’agenda regressiva e misogina, già vissuta, e mai rimasta atrofizzata. La misura draconiana rievoca gli orrori del regime già rappresentati dal governo talebano precedente, dal 1996 al 2001. Oggi, come allora, le donne in particolare, sono state tra le più colpite dal ritorno al potere dei talebani.

Imposte per loro restrizioni disumane, tra cui il divieto di frequentare le scuole secondarie e di lavorare nella maggior parte dei settori. L’obbligo di indossare il ‘burqa‘ in pubblico e di essere accompagnate sempre da un tutore maschile. La totale assenza di partecipare la sfera politica e pubblica con gravi oppressioni al diritto di manifestare.

Un gruppo di persone in piedi accanto a sacchi di sabbia

Rapporto Amnesty International

Intimidazioni, violenze, arresti arbitrari, abusi, sparizioni forzate e tortura sono diventate la realtà per le donne che hanno cercato di opporsi al regime. Il rapporto di Amnesty International raccoglie testimonianze basate su interviste con 90 donne e 11 bambine. La paura di essere scoperte non solo pervade ogni azione, ma amplifica il terrore di una mentalità regressiva. Ciò che emerge è solo la punta dell’iceberg degli atroci crimini perpetuati in nome del regime talebano.

La possibilità di esporsi rientra nel contesto in cui la libertà di espressione è soffocata e la protesta è punita con la violenza. Il quadro della situazione delle donne in Afghanistan dopo il ritiro delle truppe statunitensi è allarmante.

Più di 3,5 milioni di afghani sono stati sfollati internamente dal 2021, con donne e bambini tra i più colpiti. Più di 2,6 milioni di afghani sono ufficialmente rifugiati all’estero, mentre altri 3,5 milioni sono sfollati all’interno del paese. Alle ragazze dai 12 anni in su, sarebbe negato il permesso di esibirsi per cantare in pubblico.

La scelta impossibile delle donne afghane, in bilico tra la sopravvivenza e la libertà.

bambini in camicie rosse e grigie in piedi sulla sabbia grigia durante il giorno

Ritorno al passato

La situazione economica in Afghanistan, già precaria, è stata ulteriormente aggravata dalla sospensione degli aiuti internazionali, che un tempo rappresentavano una parte significativa del PIL del paese. Ciò ha portato a una crisi di liquidità e a una carestia che minaccia più della metà della popolazione.

Il ritiro statunitense, completato il 31 agosto 2021, all’alba del 20° anniversario della caduta delle due torri WTC, ha fatto precipitare l’Afghanistan in un limbo umanitario, con milioni di afghani sfollati sia all’interno che all’esterno del Paese. Le donne in particolare sono tra le più colpite sulla scala dei valori della  “Declaration of the Rights of Man”.

Si apre ora una nuova fase nei rapporti bilaterali di Kabul con i Paesi confinanti, portando a movimenti negli equilibri precari della politica nazionale. I futuri scenari dipenderanno interamente dalla capacità del governo talebano di mantenere la stabilità interna e di gestire le relazioni esterne.

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