Accordo COP28, ai limiti della retorica servono azioni immediate

di Dudnic Radu
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Dal 30 novembre al 12 dicembre, a Dubai si è svolta la 28esima Conferenza delle Parti sul Clima delle Nazioni Unite(Accordo COP28). La chiusura prevista per martedì 12 dicembre è slittata a mercoledì 13 per via della mancanza dell’accordo tra gli Stati. Questa conferenza rappresenta un vertice in cui i leader mondiali si sono confrontanti sull’urgente necessità di affrontare la crisi climatica. Mentre il termine “riscaldamento globale” dovrebbe sembrare ormai un eufemismo – considerando l’evolversi dell’attuale “ebollizione globale“- emerge con forza l’urgenza di un’azione ferma ed immediata. Copernicus, programma di osservazione della Terra, ha infatti confermato che il 2023 sarà l’anno più caldo nella storia.

Sebbene l’accordo raggiunto viene esaltato come un traguardo storico da una prospettiva, dall’altra genera contestazioni e suscita incertezze, vista la vastità e la complessità dell’argomento trattato. Approfondiamo ora i principali passi dell’accordo e le inevitabili lacune che ne emergono.

nave bianca e nera sul mare sotto le nuvole bianche

Principali passi dell’accordo – “Transizione”

Il primo punto chiave dell’accordo sottolinea la necessità di ridurre drasticamente le emissioni globali di gas serra entro il 2030 e per limitare l’aumento della temperatura globale a 1.5°C entro il 2050. Passaggio che ha segnato l’evoluzione de “l’inizio della fine” per i combustibili fossili. Sebbene il testo originale menzioni la transizione dall’energia non rinnovabile, l’uso di parole come “transizionale” per i combustibili a gas può dare spazio a interpretazioni ambigue, specialmente per quanto riguarda il gas naturale. Invece di un “eliminazione” di gas, petrolio e carbone, l’accordo prevede una “transizione ordinata, giusta ed equa verso l’abbandono di questi combustibili.

Accordo COP28 – Fondo Loss & Damage

Uno di principali risultati è stato l’accordo per la creazione di un fondo per le perdite e i danni (Loss & Damage) causati dal cambiamento climatico. Questo fondo mira a sostenere i Paesi in via di sviluppo e i più vulnerabili ai cambiamenti climatici. Stati come gli Emirati Arabi Uniti, la Germania, gli Stati Uniti e il Giappone hanno annunciato contributi a questo fondo. Anche l’Italia ha annunciato uno stanziamento di 100 milioni al fondo.

Accordo COP28 – Il Sultano Al-Jaber

Sultan Al Jaber è il presidente della COP28, la conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. È anche il ministro dell’Industria e delle Tecnologie avanzate degli Emirati Arabi Uniti e l’AD della compagnia petrolifera di Stato degli Emirati, la ADNOC. Alcune polemiche hanno circondato la sua nomina a causa del suo legame con l’industria petrolifera e le sue affermazioni riguardo all’abbandono graduale dei combustibili fossili.

Le sue affermazioni riguardano la “mancanza di scienza” dietro le richieste di eliminazione graduale dei combustibili fossili hanno scatenato reazioni di sgomento tra gli scienziati, definendo tali commenti “incredibilmente preoccupanti” e “ai limiti della negazione del clima“. Le sue parole sono state un vero e proprio scontro con la posizione del segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres. Inoltre la chiusura della conferenza, slittata di un giorno, è stata chiusa da lui con un colpo di  martello. Molti sono i rappresentati degli stati che hanno sentito una mancanza di inclusione e discussione.

Accordo COP28 – Energie rinnovabili

La bozza precedente suggeriva misure che i Paesi “potrebbero” adottare. L’accordo finale di quest’anno è leggermente più stringente. É la prima volta in quasi 30 anni di trattative sul clima delle Nazioni Unite che i combustibili fossili, la causa fondamentale della crisi climatica, sono stati menzionati in un documento decisionale. La nuova bozza ribadisce: raddoppiare l’efficienza energetica, triplicare le rinnovabili entro il 2030 e tutti i Paesi partecipanti chiamati a contribuire.

Le lacune nell’accordo COP28

Il testo, purtroppo, mostra una lacuna significativa proprio nei punti cruciali, soprattutto in relazione a scadenze e finanziamenti. Sì, il denaro è essenziale per lo sviluppo di fonti energetiche pulite (mitigazione), per preparare comunità vulnerabili agli impatti climatici crescenti (adattamento) e per affrontare le conseguenze di disastri (perdite e danni). Si riconosce la necessità di cospicui fondi, ma rimane oscuro cosa, come e quando verrà effettivamente messo a disposizione. Senza fondi concreti, qualsiasi discussione sull’azione climatica diventa solo un esercizio di retorica.

COP28 rappresenta un passo avanti, ma a causa delle obiezioni di Cina, India, Emirati Arabi e Russia non quantifica gli obiettivi necessari. Ciò significa che i Paesi potrebbero scegliere la base di riferimento che più li favorisce, minando l’obiettivo finale. I differenti background dei Paesi partecipanti, forniscono una via d’uscita per agire in base ai propri interessi. Inoltre, la mancata partecipazione di figure di spicco mondiali come Joe Biden, presidente USA, e Papa Francesco ha contribuito a implementare un clima scettico.

Conclusione

L’atteso traguardo dell’accordo ha presentato una panoramica ambiziosa ma -forse- disattesa. Sebbene sia stato sottolineato un falsato imperativo di riduzioni drastiche delle emissioni globali di gas serra, le parole “potrebbero” e “transizionale” lasciano ampi spazi di ambiguità, consentendo interpretazioni elastiche che potrebbero minare gli sforzi per un’eliminazione effettiva dei combustibili fossili. Il presidente del vertice ha celebrato il COP28 positivamente, così come il rappresentante USA. Altri vedono l’accordo come il minimo indispensabile, influenzato pesantemente dalle petro-monarchie del Golfo.

L’accordo è stato ampiamente percepito come un compromesso necessario, deludendo molti che avrebbero voluto un’impegno più deciso per affrontare la crisi climatica. Se da una parte rappresenta un simbolo non indifferente di impegno e volontà comune, dall’altra potrebbe sembrare che l’arte della parola abbia abilmente mascherato la mancanza di azioni concrete. Intanto, l’orologio continuerà a ticchettare verso un futuro ancora incerto. Solo la cronologia degli avvenimenti rivelerà se le promesse enunciate si trasformeranno in azioni concrete che plasmeranno davvero il nostro futuro.

di Radu Dudnic


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