Alessandro Manzoni: storia di passione, umiltà, neologismi

I 150 anni dalla morte di Alessandro Manzoni.

di Costanza
Pubblicato: Ultimo aggiornamento il 8 Min.

Oggi 22 Maggio ricorrono i 150 anni dalla morte di Alessandro Manzoni.

Ho pensato più volte come parlarvi di uno dei padri della nostra Lingua e ho deciso che non vi parlerò dei Promessi Sposi, di quel ramo del Lago di Como e nemmeno di quel matrimonio, si proprio quello che non s’ha da fare tra Renzo e Lucia.

Vi presento Alessandro Manzoni in una veste nuova o meglio una veste poco conosciuta.

La grandezza di un intellettuale si vede dai dubbi che non ha paura di nascondere, anzi, vi dirò, che ha un’ irresistibile voglia di chiarire.

Ancor prima di scoprire insieme la moltitudine di neologismi che Manzoni partorì dal suo ingegno,

vi racconterò una storia di umiltà, di umanità e di, lasciatemelo dire, grande bellezza.

Le domande di Alessandro Manzoni a Emilia Luti

Alessandro Manzoni
Promessi sposi

Il capolavoro di Manzoni è, indubbiamente, i Promessi Sposi.

L’opera attraversa tre tappe essenziali, oltre a quelle intermedie. La prima stesura pubblicata con il titolo di “Fermo e Lucia” è scritta da Manzoni tra il 1821 e il 1823. Essa è influenzata molto dal dialetto lombardo e presenta innumerevoli francesismi.

La seconda edizione detta “la ventisettana” pubblicata appunto nel 1827 differisce su moltissimi aspetti dalla prima: la lingua è sicuramente spogliata della veste lombarda e appare toscanizzata, il tono realistico vince su quello romanzesco e i personaggi appaiono più profondamente caratterizzati dal punto di vista psicologico.

L’episodio che sto per raccontarvi si colloca, invece, tra la seconda edizione e la terza(la quarantana) ossia quella definitiva, per intenderci la veste sotto cui la leggiamo e studiamo noi oggi.

Questi anni di revisione nel quale lo scrittore sente il bisogno di “Sciacquare i panni in Arno”, di approcciarsi al fiorentino dell’uso vivo, di recarsi a Firenze per imparare il toscano parlato dalle classi colte rappresentano un periodo di crisi.

Lo scrittore chiede aiuto ad amici fiorentini e in particolare all’istitutrice Emilia Luti, coprotagonista di questa narrazione.

In Appendice dell’epistolario manzoniano possiamo leggere interessantissimi scambi epistolari tra la consulente linguistica e lo scrittore, alla quale quest’ultimo chiede consigli inerenti alle espressioni o alle parole che è preferibile usare.

si può dire: il paese formicolava di poveri (?) O bisogna dire: i poveri formicolavano in quel paese (?)

Manzoni a Emilia Muti

Con certezza la Muti approva la prima forma perchè, ad esempio, leggiamo nell’ultima edizione dei Promessi Sposi:

le anticamere, il cortile e la strada formicolavan di servitori, di paggi, di bravi e di curiosi

Alla pubblicazione della quarantana(tra il 1842-1843) Alessandro Manzoni ne manda una copia alla Luti, ringraziandola con un’espressione che divenne celebre:

Madamigella Emilia Luti
gradisca questi cenci da Lei risciacquati in Arno, che Le offre, con affettuosa riconoscenza,
l’autore.

Le espressioni e le parole inventate da Manzoni

Avvocato Azzecca Garbugli e Renzo

L’attività letteraria di Manzoni ebbe un’influenza straordinaria sulla nostra Lingua tanto che viene considerato indubbiamente il promotore di un modello linguistico basato sul fiorentino( contemporaneo) parlato dalle persone colte.

Ora vi proporrò una serie di espressioni e parole figlie dell’ingegno di Manzoni con la relativa definizione enciclopedica.

Dalla poesia Il cinque Maggio scritta in occasione della morte di Napoleone Bonaparte, ricordiamo:

Ai posteri l’ardua sentenza

L’espressione sta ad indicare che in caso di questioni ambigue o vicende controverse e divisive avvenute in una specifica epoca storica , il giudizio, la valutazione su di esse dovrà spettare alle future generazioni. Manzoni nei suo Cinque Maggiosi chiede se la gloria di Napoleone è stata reale, lascia aperta la questione, rispondendo appunto: ai posteri l’ardua sentenza.

Da I promessi sposi ci sono stati tramandati nomi propri che ricoprono oggi il ruolo di nomi comuni e numerose espressioni divenute idiomatiche.

azzeccagarbugli

Nome proprio (Azzecca-garbugli) di un personaggio dei Promessi Sposi di A. Manzoni, il vile leguleio(avvocato) che, accampando pretesti di ogni sorta, rifiuta la sua assistenza a Renzo; per antonomasia, avvocato da strapazzo o intrigante.

Da Enciclopedia Treccani

perpetua

Donna di servizio di un sacerdote o, più genericamente, qualunque domestica anziana e ciarliera. È un uso antonomastico del nome della governante di don Abbondio nei Promessi Sposi del Manzoni, «serva affezionata e fedele, che sapeva ubbidire e comandare, secondo l’occasione» (cap. I), e che di fronte alle paure di don Abbondio rappresentava talvolta il buon senso popolare.

Da Enciclopedia Treccani

come il diavolo l’acqua santa

L’espressione di natura ossimorica (essere comeil diavolo e l’acqua santa ‘(detto di) cose o persone assolutamente inconciliabili fra loro

Da Enciclopedia Treccani

mettere gli occhi addosso a qualcuno

adocchiare, specificatamente con l’intenzione di sedurre: mettere gli occhi addosso a qualcuno

Da dizionario italiano De Mauro

dottore delle cause perse

Nel capitolo V, Renzo dialoga con fra Cristoforo e parlando dell’avvocato Azzecca-garbugli, lo definisce signor dottor delle cause perse, da cui l’espressione divenuta idiomatica “avvocato delle cause perse” oggi si usa per descrivere un legale poco vincente.

Dopo questa carrellata tutta manzoniana voglio ricordare Alessandro Manzoni con una sua Poesia, si perchè, spoiler non scrisse solo i Promessi Sposi e il Cinque Maggio. Vi dono quella che descrivo convintamente come una delle poesie d’amore più belle mai state scritte, poichè d’amore abbiamo bisogno, oggi più che mai, concludo così questi tre minuti di letteratura.

Occupati dei guai, dei problemi
del tuo prossimo.
Prenditi a cuore gli affanni,
le esigenze di chi ti sta vicino.
Regala agli altri la luce che non hai,
la forza che non possiedi,
la speranza che senti vacillare in te,
la fiducia di cui sei privo.
Illuminali dal tuo buio.
Arricchiscili con la tua povertà.
Regala un sorriso
quando tu hai voglia di piangere.
Produci serenità
dalla tempesta che hai dentro.
“Ecco, quello che non ho te lo dono”.
Questo è il tuo paradosso.
Ti accorgerai che la gioia
a poco a poco entrerà in te,
invaderà il tuo essere,
diventerà veramente tua nella misura
in cui l’avrai regalata agli altri.

Regala ciò che non hai, Alessandro Manzoni

Scritto da Costanza Maugeri


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Fonti

Bibliografia: La Lingua Italiana: Storia, testi e strumenti di Claudio Marazzini, Il Mulino

Sitografia: Enciclopedia Treccani, Wikipedia, Perchè si dice, Dizionario Italiano De Mauro

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