33 anni fa la coalizione a guida Usa entrava nella guerra del Golfo

di Mirko Aufiero
7 Min.

Il 16 gennaio 1991 scadeva l’ultimatum dell’Onu a Saddam Hussein. Il giorno successivo ebbero inizio le operazioni militari contro l’Iraq

Era il 2 agosto 1990 quando l’Iraq di Saddam Hussein invadeva il confinante Stato del Kuwait. Questa azione aprirà quella che passerà alla storia come “guerra del Golfo“, che vide coinvolta una coalizione di 34 Paesi contro Hussein.

All’origine della guerra

Saddam Hussein prese il potere in Iraq nel 1979, dopo aver consolidato la sua posizione al governo e aver assunto la carica di generale delle forze armate irachene. Nello stesso anno, Hussein attaccò all’Iran, dove si era recentemente formata la teocrazia degli ayatollah in seguito alla rivoluzione contro lo scià.

Dopo 9 anni di guerra, caratterizzata dal vasto uso di armi chimiche da parte dell’Iraq, il conflitto terminò nel 1988 con la risoluzione 598 dell’Onu.

Due anni dopo, nell’estate del 1990, Hussein decise di intraprendere un nuovo conflitto, questa volta contro lo Stato del Kuwait. Le rivendicazioni irachene nei confronti del Kuwait erano state preparate già mesi prima dell’invasione. A partire dal giugno dello stesso anno, i dirigenti iracheni iniziarono ad avanzare pretese economiche e territoriali nei confronti del piccolo Stato.

Queste rivendicazioni furono esposte in una nota inviata alla Lega Araba il 16 luglio. Nella lettera si accusavano i dirigenti kuwaitiani di essersi adoperati per «nuocere all’Iraq» da poco uscito dalla guerra con l’Iran. Si accusava poi il Kuwait di essersi impadronito di «una parte della sua terra e dei suoi campi petroliferi». Infine, il Kuwait avrebbe cercato di «strangolare l’economia irachena nel momento in cui l’Iraq era fatto oggetto di minacce imperial-sioniste».

In realtà, le vere motivazioni dell’invasione del Kuwait riguardavano la grave situazione finanziaria del Paese. L’Iraq aveva dovuto sostenere enormi costi durante la guerra con l’Iran, e si trovava in quel momento a far fronte anche al calo dei prezzi del petrolio. D’altro canto, il Kuwait, Stato dotato di grandi risorse economiche grazie ai suoi giacimenti petroliferi, aveva tratto giovamento dalla debolezza del potente vicino iracheno.

Le pretese dell’Iraq e l’invasione

author: Karial/Wikipedia Commons guerra del Golfo

L’Iraq avanzò nuove pretese il 18 luglio. Vennero chieste al Kuwait la cancellazione di 30 miliardi di dollari prestati dal Kuwait all’Iraq durante la guerra e un risarcimento miliardario per l’estrazione di petrolio dai pozzi al confine. Inoltre, Hussein pretese di ottenere il controllo delle isole Bubiyan e al-Warba e l’appoggio kuwaitiano all’interno nell’OPEC.

Di fronte al rifiuto del Kuwait di assecondare le sue richieste, Hussein diede il via all’invasione il 2 agosto 1990, occupando rapidamente il Paese. Pochi giorni dopo arrivò la prima risoluzione Onu contro l’Iraq – la prima di molte – che istituì l’embrago al Paese.

Mentre da un lato Washington incontrava i vertici arabi al Cairo il 10 agosto per convincerli ad agire contro l’Iraq, dall’altro iniziavano i preparativi per un intervento militare. Su richiesta dell’Arabia Saudita, gli Stati Uniti, Francia e Regno Unito inviarono truppe nel Paese. Contemporaneamente, iniziò il dispiegamento di navi, aerei e uomini nella regione (in primis statunitensi).

Il fallimento dei negoziati e Desert Storm

Operation Desert Storm – Store norske leksikon

Nei mesi che precedettero le operazioni militari della coalizione a guida statunitense, furono diversi tentativi di negoziato. Vi presero parte personalità come Gorbačëv e il segretario di Stato statunitense Baker, senza però riuscire a raggiungere un accordo.

La svolta si ebbe il 29 novembre. In quella data il Consiglio di Sicurezza dell’Onu approvò la risoluzione 678 che autorizzava l’utilizzo di tutti i mezzi necessari per far ritirare l’Iraq a partire dal 15 gennaio 1991 (il 16 considerando il fuso orario di Baghdad).

Si trattava dunque di un ultimatum a Saddam Hussein, il quale decise tuttavia di proseguire nell’occupazione. Scaduto l’ultimatum, la coalizione diede inizio l’operazione Desert Storm. Alla coalizione parteciparono tra gli altri i Paesi NATO, 9 Paesi arabi e 3 Paesi del patto di Varsavia. Il 17 gennaio iniziarono i bombardamenti, e fin da subito fu chiara l’inferiorità irachena.

Hussein cercò di coinvolgere Israele nel conflitto lanciando dei missili sul suo territorio. Ciò rischiava di rompere la coalizione internazionale, in quanto i Paesi arabi non avrebbero combattuto al fianco di Israele. Lo Stato ebraico tuttavia rimase fuori dal conflitto, potendo anche contare sui missili antiaerei Patriot forniti dagli Stati Uniti.

L’offensiva di terra e la resa

guerra del Golfo author: samer/Flickr

L’offensiva terrestre ebbe inizio il 24 febbraio e durò 100 ore. In pochi giorni le truppe della coalizione sconfissero quelle irachene e il 27 febbraio venne annunciato il cessate il fuoco. Baghdad fu allora costretta ad abbandonare il Kuwait e ad accettare le risoluzioni delle Nazioni Unite.

Le condizioni della pace vennero fissate dalla risoluzione n. 687 dell’Onu, la quale obbligava tra l’altro l’Iraq ad accettare la distruzione o lo smantellamento delle sue armi biologiche e chimiche e dei missili balistici con gittata superiore a 150 km.

Le truppe della coalizione decisero di non avanzare in Iraq, lasciando di fatto il Paese ancora nelle mani di Hussein. Il leader iracheno approfittò di questa situazione per vendicarsi di quelle fazioni interne che si erano ribellate al suo regime, convinte di poterlo rovesciare. Tra questi, in primo luogo i curdi e gli sciiti. Ciò permise a Hussein di rimanere in sella per altri dodici anni, ossia fino all’intervento statunitense in Iraq nel 2003.


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