30 anni fa, a Mogadiscio, veniva uccisa la giornalista Ilaria Alpi

di Costanza Maugeri
9 Min.

Avevo tredici anni quando sentii parlare – per la prima volta – di Ilaria Alpi. Durante uno di quei progetti scolastici sulla differenza di genere che – in realtà – cambiò la mia percezione del mondo. Oggi – dopo otto anni – mi ritrovo qui a parlarne.

30 anni fa – a Mogadiscio, in Somalia – viene uccisa la giornalista Ilaria Alpi e il suo cameraman Miran Hrovatin. Ancor prima di comprendere – insieme – cosa accade quel 20 Marzo del 1994, scopriamo chi è Ilaria Alpi.

Ilaria Alpi: una giornalista italiana

Il 24 Maggio 1961 – a Roma – viene al mondo Ilaria Alpi. Qui cresce, frequenta il Liceo Tito Lucrezio Caio e si laurea – alla Sapienza – in Lingua e Letteratura araba. La sua padronanza perfetta di arabo, francese e inglese agevola le prime collaborazioni giornalistiche con L’Unità e Paese Sera. Queste due testate le offrono le prime corrispondenze da Il Cairo. Alpi – dopo un concorso – vince una borsa di studio in Rai. E – in quel momento – come un’ombra si avvicina quel 20 Marzo 1994.

E’ inviata del TG3 . Si reca in Somalia – nel Dicembre 1992 – con il compito di seguire una missione promossa dalle Nazioni Unite. La Restore Hope nasceva con l’intento di porre fine alla guerra civile e alla carestia causata dalla caduta del governo Siad Barre, generale, presidente e dittatore somalo dal 1969 al 1991.

Alpi e il cineoperatore Hrovatin si accorgano di torbidi meccanismi e iniziano ad indagare. Ma su cosa? Un possibile traffico di armi e rifiuti tossici tra Italia e Somalia. Un traffico internazionale di rifiuti tossici – prodotti nei paesi industrializzati – che vengono dislocati nei paesi africani in cambio di armi. La dinamica illegale avrebbe coinvolto le più alte istituzioni e i poteri locali.

Cosa accade il 20 Marzo 1994?

Quel 20 Marzo Ilaria Alpi e Miran Hrovatin sono a Bosaso nella Somalia del nord per un’intervista. L’interlocutore è il sultano locale. Ma perchè hanno necessità di parlare con lui? Vogliono scoprire – di più – sui rapporti dei funzionari italiani con il governo di Siad Barre e sulla società di pesca italosomale Shifco, realtà che sarebbe coinvolta nel trasporto dei rifiuti.

Tutto sembra scorrere – normalmente – in quella giornata, ma accade qualcosa che cambierà per sempre questa storia e la sua narrazione. I due tornano a Mogadiscio, Capitale della Somalia. Ma ad aspettarli non c’è il loro autista, ma un uomo che non conoscono. Che li porta nei pressi dell’Hotel Hamana, vicino all’ambasciata italiana. Hotel che non verrà mai raggiunto. Da una Land Rover sbuca fuori un commando di – almeno – 7 persone. Ad uccidere Ilaria sarà un  proiettile di kalashnikov. Hrovatin morirà – invece – a seguito di una raffica di spari.

Le indagini sull’omicidio Alpi – Hrovatin

Ilaria Alpi intervista il sultano Bogor

Come ogni omicidio causato – presumibilmente – da dinamiche che coinvolgono poteri e interessi enormi, anche quello sulla morte di Alpi e Hrovatin, si trascina – ancora oggi – tanti punti oscuri.

Roma apre un’inchiesta e predispone un esame sul corpo: Ilaria è stata uccisa – a bruciapelo – con un colpo alla nuca.

Trascorrono mesi dal plurimo omicidio. E grazie a un ricordo del padre di Alpi – Abdullahi Mussa Bogar, il sultano di Bosaso, soggetto dell’ultima intervista, viene iscritto nel registro degli indagati. Come mandante.

Ipotesi che verrà archiviata, poco dopo. Nel gennaio del’98 un cittadino somalo si trova a Roma per testimoniare su violenze – presunte – di soldati italiani in Somalia.

Si chiama Hashi Omar Hassan. Viene arrestato per concorso in duplice omicidio volontario come membro del commando. Sapremo che – un anno e mezzo dopo – verrà assolto.

Il 24 novembre 2000 la corte d’Assise lo condanna  all’ergastolo. Sentenza dalla quale verrà esclusa la premeditazione. Due anni dopo la pena verrà ridotta a 26 anni.

La Commissione parlamentare di inchiesta (monocamerale) sulla morte di Ilaria Alpi e Milan Hrovatin è stata istituita con deliberazione della Camera del 31 luglio 2003, al fine di indagare sugli eventi che portarono alla morte in Somalia della giornalista Ilaria Alpi e dell’operatore Miran Hrovatin, sui traffici illeciti di armi e rifiuti con quel Paese, sulla cooperazione italiana con la Somalia e sulle eventuali responsabilità di autorità nazionali nella vicenda. Si è costituita il 21 gennaio 2004, con l’elezione del Presidente, Carlo Taormina, e dell’Ufficio di presidenza.

Sito della Camera dei Deputati

I lavori parlamentari si chiudono – dopo numerose proroghe – il 28 febbraio 2006 con una Relazione conclusiva: Ilaria Alpi e il suo cameramen sono stati vittime di un rapimento o una rapina finita male. Ma ad indignare i genitori è l’ipotesi dell’Avvocato Taormina: Ilaria sarebbe stata uccisa mentre era in vacanza e il resto è solo una costruzione. Un’ipotesi alternativa vede Alpi un ostacolo per i traffici illegali di rifiuti e armi.

Nel 2013 inizia un processo per calunnia a carico di Ali Ahnmed detto “Jelle”, colui che aveva accusato Hassan. Quest’ultimo si costituisce parte civile. Si riottiene la riapertura del caso.

Il 13 gennaio 2016 è iniziato presso la Corte di Appello di Perugia la revisione del processo che aveva portato alla condanna definitiva del cittadino somalo Hashi Omar Assan a 26 anni di carcere.

A conclusione del procedimento la Corte ha assolto Hashi Omar Hassan per non avere commesso il fatto.

Archivio della Camera dei Deputati

Ad oggi – tra richieste d’apertura e archiviazioni e nuove richieste – l’Inchiesta è ancora aperta e le indagini risultano ancora in corso.

Ilaria Alpi, il giornalismo, il quarto potere

L’unica verità che possediamo su Ilaria Alpi e il suo cameramen Miran Hrovatin. è questa: sono stati uccisi mentre svolgevano il loro lavoro. Che – nel loro caso – coincide con una grande passione.

Capire, documentare, informare. La Stampa è il quarto potere. Per estensione, il giornalismo con tutte le sue declinazioni. Possiamo – senza troppo indugio – dire che indica tutte le sfumature dell’informazione. Noi non sappiamo – ufficialmente – da chi e perchè è stata uccisa Ilaria Alpi. Ma sappiamo che è accaduto mentre – come da anni – era al servizio del suo lavoro. Che rappresentava una missione.

Con l’omicidio e la mancata chiarezza giudiziaria ci viene negato – anche – qualcos’altro: la verità che questi due professionisti avevano iniziato ad inseguire e ricercare. Si, “ci viene negato” perchè l’informazione è diritto di ognuno di noi, come singoli e comunità. E la verità che essa insegue – Verità non intesa come dogma, bensì come “realtà dei fatti” – è diritto universale. Diritto che ci permette di stare al mondo. Di scegliere che donne e uomini essere. Solo conoscendo tutta la verità – infatti – possiamo capire da che parte della narrazione stare.

In occasione del ventennale delle morte di Alpi il poeta e scrittore Aldo Nove scrive:

Il mio nome si fissa nelle vostre menti e nei vostri cuori ogni volta che qualcuno lo indossa e allora pulsa come il sangue delle vostre vene, il mio nome scorre come una brezza, rinasce e ha un volto nuovo, è per sempre.


Mi chiamo a giravolta, a crepa mondo, mi chiamo in un furioso indovinello che vi chiede chi siete, e se siate degni di esserlo.

Mi chiamo senza sosta, e attraverso i migliori di voi mi rispondo, a voce altissima proclamo il mio nome, il mio infinito elenco lo ripeto, risuona come un mantra e ridà respiro e vi dà senso.
Mi chiamo incessantemente, sono la vostra ossessione migliore, sono il vostro nascere, e rinascere.


Mi chiamo con continuo scandalo, il mio nome genera scompiglio, tutti i miei nomi gli addetti al lavoro più sporco cercano di addomesticarli, di farne un’immaginetta da dimenticare in solaio, il solaio delle cose perse da cui continuamente evado, così che possa stare bene al centro.
Io, sono il vostro centro.
Dentro.
Dentro di voi al centro e fuori e ovunque mi chiamo e parlo, quello che ho da dire è solamente tutto e per davvero, così che possa essere visto e per intero.


Mi chiamo come non si sarebbe immaginato, come il rischio che ho corso, mi chiamo per non smettere mai di chiamarvi, voi che siete vittime e imputati allo stesso tempo, voi che in me siete per sempre coinvolti.
Vi conosco tutti, uno per uno, conosco i vostri volti, ogni dettaglio lo ricostruisco, ho un’infinita pazienza e il tempo mio si chiama “sempre” ed è adesso che si svolge e vi travolge, con grande indulgenza.
Le cose non sono mai quello che sembrano.
Ricordate, ricordatemi.
Mi chiamo Ilaria Alpi, sono morta il 20 marzo 1994.

Oggi ricordiamo Ilaria Alpi. Che il quarto potere sia sempre il più libero di tutti.


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